L’ADHD (Disturbo da Deficit di Attenzione/Iperattività) viene spesso descritto attraverso un elenco di sintomi: disattenzione, impulsività, iperattività. Questa descrizione è utile, ma rischia di essere riduttiva se non viene inserita in una cornice clinica più ampia, capace di cogliere il funzionamento globale della persona. In una prospettiva cognitivo-comportamentale evoluta, l’ADHD può essere compreso come il risultato di difficoltà nella regolazione dei sistemi motivazionali e nelle strategie di attaccamento, con importanti ricadute sul piano emotivo, relazionale e cognitivo.
Oltre la diagnosi: l’ADHD come problema di regolazione
In questa visione, l’attenzione non è solo una funzione neurocognitiva, ma un processo che dipende dalla capacità di coordinare bisogni, emozioni e obiettivi. Quando i sistemi che guidano la persona verso la sicurezza, l’esplorazione, la competizione o la cooperazione entrano in conflitto, l’organismo può reagire con stati di allerta cronica. Nei bambini, adolescenti e adulti con ADHD, questo si manifesta come difficoltà a mantenere il focus, a inibire le risposte impulsive e a modulare l’attivazione corporea.
Questa prospettiva aiuta a capire perché l’ADHD sia spesso associato a ansia, disturbi dell’umore, bassa autostima e problemi relazionali. Non si tratta di “mancanza di volontà”, ma di una fatica profonda nel mantenere un equilibrio interno stabile.
Il ruolo dell’attaccamento nello sviluppo dell’ADHD
Le prime relazioni significative influenzano il modo in cui impariamo a riconoscere e regolare le emozioni. Quando l’ambiente è stato imprevedibile, iperstimolante o poco sintonizzato, il sistema di attaccamento può rimanere costantemente attivo. In questi casi, l’attenzione viene catturata da segnali di possibile minaccia o di richiesta di riconoscimento, riducendo la capacità di concentrarsi su compiti neutri o prolungati.
Nel funzionamento ADHD, l’iperattività può essere letta come una strategia di autoregolazione: il movimento e l’azione rapida servono a gestire uno stato interno di tensione. La disattenzione, invece, può rappresentare una forma di evitamento rispetto a esperienze emotive percepite come eccessive o frustranti.

Sistemi motivazionali e impulsività
Un altro aspetto centrale riguarda la difficoltà di coordinare i diversi sistemi motivazionali. La persona con ADHD può passare rapidamente dall’esplorazione alla competizione, dal bisogno di vicinanza alla ricerca di autonomia, senza riuscire a integrare questi stati. L’impulsività emerge quando un sistema prende il sopravvento sugli altri, portando a decisioni rapide ma poco meditate.
Questa lettura spiega perché molte persone con ADHD mostrino grandi risorse: creatività, intuito, energia. Il problema non è la mancanza di capacità, ma la difficoltà nel modulare l’attivazione in modo flessibile e coerente con il contesto.
Implicazioni per la psicoterapia cognitivo-comportamentale
Un intervento di psicoterapia cognitivo-comportamentale orientato a questa comprensione non si limita al training attentivo o all’organizzazione del tempo. Il lavoro terapeutico mira a:
- migliorare la consapevolezza emotiva;
- rafforzare la regolazione affettiva;
- riconoscere i pattern relazionali disfunzionali;
- integrare le diverse parti del sé.
Attraverso tecniche cognitive, esperienziali e di mindfulness, il paziente impara a riconoscere gli stati interni che precedono la perdita di attenzione o l’azione impulsiva. Questo permette di sviluppare risposte alternative, più funzionali e meno automatiche.
ADHD nell’adulto: identità e autostima
Negli adulti, l’ADHD è spesso accompagnato da una storia di fallimenti scolastici o lavorativi, incomprensioni e giudizi negativi. Queste esperienze contribuiscono a costruire convinzioni disfunzionali come “non valgo” o “non sono capace di impegnarmi”. La terapia lavora su queste credenze, aiutando la persona a rielaborare la propria storia in modo più coerente e compassionevole.
Il percorso terapeutico per l’ADHD a Roma
Presso lo studio del dott. Fulvio Gregori, psicoterapeuta cognitivo-comportamentale con sede in zona Marconi a Roma facilmente raggiungibile dai quartieri quartieri Portuense, Ostiense, Trastevere, Monteverde, San Paolo, Testaccio, Garbatella, Magliana, Ponte Galeria, EUR e Torrino, il trattamento dell’ADHD viene personalizzato tenendo conto della storia relazionale e del funzionamento emotivo della persona.
L’obiettivo non è solo ridurre i sintomi, ma favorire un cambiamento profondo e duraturo, che migliori la qualità della vita, le relazioni e il senso di efficacia personale.

